Tutti noi veniamo al mondo con un bagaglio di emozioni primarie (universali e biologicamente predisposte) di cui disponiamo fin dai primissimi giorni di vita per orientarci nel mondo, comunicare i nostri vissuti e soddisfare i nostri bisogni. Esse sono la rabbia, la paura, la tristezza, la gioia, la sorpresa e il disgusto.

Il neonato già dai due mesi risulta essere estremamente competente dal punto di vista emotivo in quanto è già in grado di discriminare le espressioni facciali prodotte dagli adulti che si occupano di lui, attribuire uno stato emotivo a tali espressioni, imitarle e regolare la propria risposta emotiva in base ad esse.

Quello di cui però non dispone e che deve acquisire nel corso dell’infanzia sono i processi che gli permettono di gestire le emozioni provate e di influenzarne l’espressione, che costituiscono la capacità di regolazione emotiva, responsabile in buona parte del nostro benessere psicologico. Buone competenze di regolazione emotiva infatti consentono un’efficace modulazione delle emozioni positive e negative provate, contribuendo a mantenere integra l’organizzazione comportamentale e psicologica della persona.

Tali competenze possono svilupparsi efficacemente solo all’interno di una buona relazione affettiva con un adulto di riferimento che si mostri sensibile e responsivo, capace di interpretare i segnali del bambino e di dare significato a quanto da lui espresso, contribuendo a fornire una sorta di struttura esterna che permetta ai processi di regolazione di svilupparsi all’interno della relazione diadica fino al momento in cui il bambino sarà in grado di autoregolarsi in autonomia.

Solo se l’adulto che si prende cura di lui riesce a sintonizzarsi con i suoi stati emotivi, rispecchiando le emozioni positive, dandogli senso e trasformando le emozioni negative in positive dentro una calda relazione affettiva, il bambino imparerà a discriminare le emozioni provate, ad esprimerle e a condividerle, modulandone l’espressione.

Come utilizzare tale consapevolezza quando ci troviamo a dover gestire un bambino che esprime il proprio disagio e la propria insoddisfazione attraverso la messa in atto di capricci, urla, pianti e scenate che spesso mettono in imbarazzo o fanno perdere le staffe ai genitori?

Ricordandosi per quanto possibile che più un bambino è piccolo più non possiede la capacità di autoregolarsi dal punto di vista emotivo ma si aspetta che noi adulti lo facciamo per lui dandogli modo di impararlo.

I grandi devono quindi dimostrare di essere capaci di un buon autocontrollo, mantenendo la calma ed evitando di urlare e di dimostrarsi aggressivi nei confronti del bambino. Ciò infatti non permetterebbe al bambino di potersi calmare ma alimenterebbe ancora di più la sua protesta aumentandone la portata.

Nel caso in cui il bambino si dimostri molto agitato o aggressivo è bene offrire innanzi tutto un contenimento fisico che protegga dalla possibilità di farsi male o di far male agli altri.

Ma la cosa in assoluto più importante è la capacità di offrire un contenimento emotivo, sintonizzandoci con l’emozione provata dal bambino e dandogli voce, legittimandola, senza negarla o reprimerla ma condannando apertamente il comportamento o le modalità con cui è stata espressa (“capisco che in questo momento tu sia molto arrabbiato ma questa cosa proprio non si può fare, non va bene”).

Aiutare il bambino ad operare una regolazione delle proprie emozioni, aiutandolo a trasformare uno stato emotivo negativo e di disagio in una possibilità di riconoscimento e condivisione all’interno di una relazione non significa quindi indietreggiare rispetto alle proprie posizioni. E’ infatti molto importante mantenere un tono fermo e deciso e ribadire che in quel modo non è possibile comportarsi. Verificare che i limiti dati rimangano tali nonostante il capriccio contribuisce a rinforzare l’autorevolezza dei genitori agli occhi del bambino e a conferire un senso di sicurezza e stabilità.

Nella quotidiana gestione dei nostri bambini sarà evidente allora che l’aspetto da prendere primariamente in considerazione non consiste tanto nelle regole da dare e sul come farle rispettare. Ciò che davvero conta è la continua costruzione di un profondo e duraturo rapporto di comunicazione emotiva ed affettiva con il nostro bambino che renda tollerabile e sia in grado di dare senso anche al peggiore dei capricci.

 

Dott.ssa Marta Carenini, Psicologa e Psicoterapeuta esperta in Infanzia e Adolescenza

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