Un recente rapporto americano realizzato e pubblicato da Common Sense Media, un’organizzazione no-profit che fornisce supporto ai bambini e ai genitori per un corretto uso delle tecnologie digitali, ha fornito dati ricavati da un’indagine che ha coinvolto 1.400 famiglie americane, dal reddito economico variabile, con figli al di sotto di otto anni. Da tale indagine è emerso un dato allarmante: il tempo giornaliero trascorso dai più piccoli davanti ai dispositivi mobili è circa triplicato dal 2013 ad oggi.

In particolare, i bambini americani fino a otto anni trascorrono in media più di due ore davanti alla televisione e a dispositivi mobili come smartphone e tablet. E circa il 40% di loro ha un tablet personale. In Italia il 20% prende contatto con il telefonino nel primo anno di vita. E fra 3 e 5 anni di età, l’80% è in grado di usarlo. Insieme al tablet. Si tratta di dati rappresentativi del grande cambiamento digitale in atto, che coinvolge in maniera importante anche i piccolissimi.

Tali dati hanno ulteriormente acceso il dibattito presente negli ultimi anni nella comunità medica e scientifica riguardo ai danni e ai benefici derivanti dall’esposizione di soggetti in via di sviluppo all’uso di internet e delle nuove tecnologie. Difficile identificare una posizione univoca: siamo di fronte ad una materia non ancora sufficientemente conosciuta. I nostri figli adolescenti sono i cosidetti “nativi digitali”, cresciuti in case ad alto contenuto tecnologico, in cui vari dispositivi permettono di stare costantemente connessi; i bimbi più piccoli costituiscono addirittura quella che è stata definita la “touch-screen generation”, avendo imparato a muovere con maestria le loro piccole dita sugli schermi di smartphone e tablet prima ancora di imparare ad impugnare penne e matite. E’ una vera rivoluzione nel modo di concepire le comunicazioni, le interazioni e l’intrattenimento che lascia spiazzati e spesso preoccupati genitori ed educatori, disorientati dal fatto di non disporre di affidabili modelli educativi al riguardo: spesso infatti gli adulti sono meno esperti di tecnologia dei loro stessi figli e, non essendo coscienti dei rischi, faticano a ricoprire un ruolo protettivo costante e coerente. Per dirla con un esempio fatto da Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, in un suo intervento sul tema: “difficilmente un genitore acconsentirebbe di buon grado a far guidare l’auto al figlio sedicenne sprovvisto di patente, motivando il rifiuto con l’affermazione che il figlio non ha la maturità e l’esperienza adeguata per guidare da solo; lo stesso genitore, di frequente, non avrebbe però difficoltà a dotare il figlio di otto anni di un i-phone, scarsamente consapevole delle conseguenze che possono nascere dall’utilizzo di uno strumento così potente”.

Demonizzare però la tecnologia e l’uso dei dispositivi tecnologici non sembra essere una soluzione percorribile: i nostri figli necessariamente sono immersi e cresceranno in un mondo che chiederà loro di essere tecnicamente competenti a riguardo. Quello che noi genitori possiamo fare è garantire che l’uso di tali potenti strumenti sia dosato e calibrato in base alle esigenze e alla maturazione dei nostri bambini e, cosa ancora più importante, che sia mediato e regolato dalla nostra presenza accanto a loro. E’ quindi importante che i genitori forniscano ai figli una possibilità di condivisione e delle regole di utilizzo relativamente ai tempi e ai contenuti, garantendo una navigazione moderata e di qualità, protetta per quanto possibile dai rischi della rete.

In una recente intervista, il dott. Federico Tonioni, direttore del primo centro pediatrico italiano che si occupa di dipendenza da internet presso il Policlinico Gemelli di Roma, sostiene che “sarebbe importante non far utilizzare ai bambini tra zero e tre anni smartphone e altri dispositivi, ricordandosi sempre che le esperienze di cui il bambino ha bisogno sono esperienze reali, non virtuali, esperienze sensoriali che utilizzino tutti e cinque i sensi, esperienze reali e condivisibili con l’adulto o con altri bambini.
Per i più grandicelli, da 3 a 6 anni, mezz’ora al giorno di esposizione a schermi video è più che sufficiente. È questa l’età in cui i bambini sviluppano capacità collegate alla motricità fine, all’immaginazione e alle competenze relazionali e sociali.
Appiattendosi davanti ad uno schermo nulla di questo può verificarsi. I bambini hanno bisogno di giocare all’aria aperta anche quando fa freddo, sviluppare la creatività e imparare a stare insieme.”

Quanto più i bambini sono piccoli è infatti importante che l’esposizione ai mezzi mediatici venga bilanciata e integrata all’interno delle attività giornaliere, che non sottragga tempo o addirittura si sostituisca alle esperienza del mondo reale e delle relazioni con i pari e con gli adulti. Tonioni infatti sottolinea che “davanti allo schermo i bambini perdono il rispecchiamento emotivo, che significa guardarsi negli occhi e pensare alla stessa cosa, essenziale per crescere”. L’eccessiva esposizione a schermi interattivi, inoltre, non permette al bambino di confrontarsi con due esperienze fondamentali per la crescita che passano anche attraverso la frustrazione: la capacità di attendere e la capacità di stare soli.

Per concludere, un accorato monito a tutti i genitori: badiamo di più anche al nostro personale rapporto con smartphone e tv. I nostri figli ci guardano e ci prendono a modello anche nelle nostre modalità di interazione con la tecnologia. Cerchiamo quindi di limitare in loro presenza l’uso di tali dispositivi e di non far sì che lo schermo ci rubi del tempo prezioso da trascorre in loro compagnia.

 

Dott.ssa Marta Carenini, Psicologa e Psicoterapeuta esperta in Infanzia e Adolescenza

www.related.studio

 

 

Richiesta informazioni

Nome e Cognome

Email

Messaggio

Write a comment:

*

Your email address will not be published.

P.IVA 03652760160 - PRIVACY