Abbiamo deciso di chiederlo a  Daniele Martinelli, presidente e allenatore dello Sci Club Reit Ski Team di Bormio e Santa Caterina Valfurva

Come noto, lo sport praticato fin dalla più tenera età, come raccomandato dalle associazioni dei pediatri, riveste un ruolo prezioso nello sviluppo fisico di bambini e adolescenti, aiutando il loro organismo in crescita a mantenersi sano e resistente a varie tipologie di disturbi e contrastando gli effetti nocìvi di uno stile di vita sedentario.

Ma l’attività sportiva ha numerosi risvolti anche sullo sviluppo psicologico dei nostri figli. A livello cognitivo infatti numerose ricerche hanno dimostrato che la pratica sportiva consente un’impletazione delle aree prefrontali del cervello, sede delle funzioni esecutive, responsabili della pianificazione, del monitoraggio e della coordinazione del comportamento e della possibilità di sviluppare stategie orientate al raggiungimento degli obiettivi. A livello emotivo inoltre lo sport permette, all’interno di una situazione ludica e motivante, di fare esperienza di sé e del proprio corpo, attraverso il riconoscimento del valore dell’impegno e della costanza e il continuo confronto con le proprie potenzialità e i propri limiti; tutto ciò si realizza in un contesto relazionale prezioso che favorisce l’instaurarsi di relazioni significative e un sano confronto con l’altro, attraverso il rispetto di un sistema di regole predefinite e il riconoscimento del ruolo e del contributo specifico di ciascuno. E’ quindi evidente come la pratica dell’attività sportiva possa contribuire in modo significativo ad una crescita equilibrata del bambino e ad una sua sana educazione: una vera e propria “palestra” che allena ad affrontare le sfide della vita quotidiana.

Partendo da questa premessa abbiamo deciso di chiedere direttamente a Daniele Martinelli, che giorno dopo giorno è a fianco dei ragazzi, la sua opinione sulla correlazione tra attività sportiva ed educazione.

Innanzitutto Daniele ci racconti qualcosa di te e del tuo sci club?

Lo Sci Club Reit Ski Team è un’associazione sportiva senza fini di lucro nata nel 2005. L’esperienza maturata come atleta di buon livello e i numerosi anni di lavoro come allenatore di ragazzi di talento che hanno anche raggiunto traguardi nazionali e internazionali, mi hanno dato una certa conoscenza dell’ambiente sportivo e una competenza tecnica tali da spronarmi a realizzare il mio sogno: una struttura sportiva in cui al centro si posizionano i ragazzi, lo sci, la passione sportiva e l’agonismo.

Cosa significa per te che al centro si posizionano i ragazzi?

Lo spirito che anima questo club è l’interesse verso il benessere dei ragazzi. Ci piace pensare che vivere lo Sci Club possa dare ai ragazzi divertimento, educazione, apprendimento, capacità di relazionarsi e di vivere in gruppo, autonomia, indipendenza e capacità di compiere dei sacrifici per ciò che amano. Tutti valori indispensabili non soltanto nello svolgimento dell’attività sportiva ma nella loro formazione come persone.

In che modo pensi che lo sport possa contribuire alla formazione e all’educazione dei ragazzi che alleni?

Attraverso le sue regole, i suoi valori ed i suoi principi.

Il mio compito come allenatore è far si che essi non solo vengano percepiti e consapevolizzati dai ragazzi, ma soprattutto che vengano agiti anche in contesti esterni allo sport, nella vita quotidiana, a scuola, in famiglia e con gli amici.

Quello che viene appreso nella pratica sportiva è una vera e propria formamentis che deve accompagnare i ragazzi nella vita.

Spesso si sente parlare di allenatori troppo “pressanti” che non lasciano spazio ai bambini per il divertimento e che pretendono troppo da loro. Quale è a tuo avviso il segreto per essere un buon coach?

 Un buon allenatore è colui che riesce a “scolpire” i propri ragazzi per trasformarli in atleti, partendo sempre da loro, dalle loro potenzialità e dai loro obiettivi. Il divertimento e la spensieratezza devono essere la base di ogni pratica sportiva, soprattutto con i più piccoli. I ragazzi devono allenarsi ed impegnarsi ma devono poterlo fare con passione, riposare quando sono stanchi ed avere il tempo per giocare. Stressarli per ottenere risultati non porterà ad alcun beneficio nel lungo termine ed è con questa consapevolezza che un buon coach dovrebbe agire.

La bravura di un allenatore consiste infatti nel saper adattare il proprio atteggiamento e le proprie conoscenze alla personalità e alle potenzialità del singolo ragazzo, consiste nel sapere quando è giusto pretendere un maggior sforzo e quando invece lasciare il giusto spazio.

“Per ogni individuo, lo sport è una possibile fonte di miglioramento interiore”

Pierre de Coubertin

Intervista a cura di Veronica C.Bertarini, psicologa, counselor e mediatrice famigliare e Marta Carenini, Psicologa, Psicoterapeuta, specialista in Infanzia e Adolescenza

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