“La completa libertà dallo stress è la morte. Contrariamente a quanto si pensa di solito, non dobbiamo, e in realtà non possiamo, evitare lo stress, ma possiamo incontrarlo in modo efficace e trarne vantaggio imparando di più sui suoi meccanismi, e adattando la nostra filosofia dell’esistenza a esso” (Selye, 1974).

Il termine stress è entrato nel vocabolario comune per indicare situazioni di disagio, di tensione, di forte preoccupazione o di ansia. Molto spesso viene vissuto come un qualcosa da eliminare, ma come affermava Hans Selye, considerato il padre fondatore delle ricerche sullo stress, la completa libertà dallo stress è la morte.

Cerchiamo allora di capire esattamente cosa sia lo stress, visto che spesso si fa di questa parola un uso molto generico.

Lazarus e Folkman (1984), lo definirono come “un particolare tipo di rapporto tra la persona e l’ambiente, che viene valutato dalla persona stessa come gravoso o superiore alle proprie risorse e minaccioso per il proprio benessere”.

Questo significa che, in base a tale definizione, lo stress deriva da una dinamica fra individuo e ambiente che scatena degli effetti fisiologici dell’individuo che non sono necessariamente negativi. Per questo motivo la psicologia distingue lo stress buono: eustress (eu dal greco bello, buono) dallo stress cattivo: distress. L’eustress è quello che, nella nostra quotidianità, ci aiuta ad affrontare e superare le varie sfide che la vita ci propone, mentre il distress, è quello che ci provoca maggiori difficoltà, come conflitti emotivi, ansie e disturbi fisici.

Torniamo alla definizione di Lazarus e Folkman per evincerne che gli eventi non sono stressanti di per sé, ciò che conta maggiormente è infatti il nostro atteggiamento di fronte a tali eventi. Ognuno di noi risponde agli eventi stressanti in maniera diversa, dal momento che ognuno di noi nell’arco della vita fa esperienze diverse. Ogni individuo ha quindi un livello differente di tolleranza allo stress avendo diverse strategie di azione e di pensiero. Alcuni saranno più pronti nell’affrontare certe situazioni, mentre altri meno e questo dipende in primis dalla valutazione cognitiva che l’individuo fa dell’evento stressante. L’interpretazione cognitiva modifica il funzionamento biochimico e la qualità delle emozioni e delle sensazioni che proviamo.

 

“La gente non è disturbata dalle cose in sé, ma dall’opinione che ha di esse” Epitteto.

 

La buona notizia è che una caratteristica fondamentale per gestire e sopravvivere allo stress c’è e si può allenare. Essa è chiamata resilienza.

L’individuo resiliente ha una serie di caratteristiche psicologiche inconfondibili: è un’ottimista e tende a leggere gli eventi negativi come momentanei e circoscritti; ritiene di possedere un ampio margine di controllo sulla propria vita e sull’ambiente che lo circonda; è fortemente motivato a raggiungere gli obiettivi che si è prefissato, è incline a interpretare i cambiamenti come una sfida e un’ opportunità, piuttosto che come una minaccia, e di fronte a sconfitte e frustrazioni tende a non perdere la speranza. (Tratto da Resisto dunque sono di Pietro Trabucchi).

Attenzione perché la resilienza, non solo ci aiuta a interpretare gli eventi in modo più funzionale e ci permette quindi con più probabilità di raggiungere i nostri obiettivi, ma ci rende anche meno fisicamente vulnerabili allo stress!

 

“Corpo e psiche non vanno separati. Eppure molti medici lo ignorano, ed è proprio per questo che sfuggono loro cosí tante malattie: perché non vedono il tutto”. Platone

  

Scritto da veronica C. Bertarini, Psicologa, Counselor e Sport Mental Coach

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