“L’aggressività è un’energia, una forza vitale presente nel bambino sin dalla nascita,
quindi ancor prima che possa esprimere i suoi impulsi intenzionalmente”.
(D.W.Winnicott)

Quante volte sarà capitato a voi, mamme e papà, di sentirvi spiazzati, imbarazzati o insofferenti di fronte all’ennesima scenata rabbiosa dei vostri bambini che si scatena dopo un divieto, una richiesta di attendere o, a volte, addirittura senza una chiara motivazione apparente? E quante volte avrete tentato di placare, nei più disparati modi, quell’attacco di collera e di protesta che mette così a disagio e fa sentire smarriti e impotenti? Oggi proveremo a conoscere meglio insieme la rabbia che provano i bambini e le loro modalità di gestire ed esprimere questa emozione.

A differenza di quanto siamo abituati a pensare, come osservava D. Winnicott, famoso pediatra e psicoanalista inglese, l’impulso aggressivo non ha una valenza esclusivamente distruttiva ma si configura come un’energia propulsiva che parte dall’interno e che consente a ciascuno di noi di mantenere una posizione attiva di fronte alla realtà esterna, di superare le difficoltà, di crescere e di diventare autonomi. E’ una forza vitale presente fin dalla nascita che permette al bambino piccolo di entrare in relazione con l’altro che si prende cura di lui comunicando con forza il proprio malessere di fronte ad una frustrazione dei propri bisogni.

Un bambino arrabbiato, quindi, non è un bambino cattivo o maleducato, è piuttosto un bambino che sta crescendo, che sta sperimentando se stesso e quello che sente dentro di sé e che sta imparando a conoscere il mondo che lo circonda. Per crescere i bambini hanno continuamente bisogno di saggiare i propri limiti e le proprie possibilità, di confrontarsi con quello che i grandi permettono o vietano loro di fare. Ed è importante che di fronte alle frustrazioni che i piccoli  ricevono attraverso i “no”,i “non si fa”e i “non si deve”, si sentano liberi di esprimere il loro scontento, in presenza di un adulto in grado di guidarli a conoscere la propria rabbia e a gestirla.

Provare rabbia è infatti un processo naturale e comune a tutti gli esseri umani, imparare a controllarla e ad esprimerla nel modo corretto è invece una conquista importantissima legata alla crescita, ma anche alle cure che il bambino riceve dagli adulti di riferimento, che potranno aiutare il bambino a sviluppare la capacità di autoregolarsi, riconoscendo e modulando i propri stati interni ed elaborando strategie adattive per farvi fronte.

Come gli adulti possono offrire al bambino questo prezioso contributo? Cosa permette ai bambini di sentirsi liberi di esprimere la loro rabbia senza che diventi distruttiva per sé e per gli altri?

Per prima cosa, cerchiamo di mantenere la calma e di non perdere il controllo: arrabbiarci a nostra volta rischierebbe soltanto di gettare benzina sul fuoco, alimentando le urla e l’aggressività e non permettendo al bambino di sperimentare, attraverso l’adulto, nuove strategie di gestione della frustrazione.

Proviamo piuttosto a rivolgerci al nostro bambino offrendogli un contenimento fisico, fermandolo con un abbraccio se rischia di fare del male a sé o ad altri e facendogli percepire la possibilità di modulare noi al posto suo quello che sta sentendo dentro. Ma soprattutto offriamogli un contenimento emotivo, dando voce alla sua rabbia, legittimandola, senza negarla o reprimerla ma condannando apertamente il comportamento o le modalità con cui è stata espressa (“capisco che in questo momento tu sia molto arrabbiato ma questa cosa proprio non si può fare, non va bene”).

Di fronte alle sue proteste manteniamo un tono fermo e deciso, non indietreggiamo rispetto alle nostre posizioni, un bambino ha bisogno di poche regole chiare e condivise e le sue urla spesso sono anche un modo per testare l’autorevolezza e le reazioni dei genitori. Verificare che i limiti dati dai genitori rimangono tali nonostante le scenate messe in atto contribuisce a dare un senso di sicurezza e di stabilità all’esperienza che il bambino fa del mondo.

Non pretendiamo quindi che un bambino non si arrabbi e nemmeno che sia in grado di spiegare il perché della sua collera in quel momento ma offriamogli modalità alternative per sfogare la sua rabbia, permettendogli di conoscere e controllare ciò che sente dentro e l’aggressività che ne consegue; possiamo proporgli, in base alla sua età e alle sue competenze, di usare la corporeità oppure degli oggetti come canali per favorire la scarica emotiva: ad esempio, dicendogli “se sei arrabbiato batti forte i piedini per terra e vedrai che ti sentirai meglio”, oppure possiamo scegliere insieme a lui un cuscino “della rabbia” da poter colpire quando si sente in preda a questa emozione oppure un quaderno in cui disegnare tutta la rabbia che sente dentro per poi poterla fare in mille pezzi. Sempre molto utile è la lettura di libri a tema in cui il bambino può identificarsi con il protagonista arrabbiato per vari motivi e fare proprie le modalità di controllo e gestione narrate.

Insomma ancora una volta ai genitori è chiesto di non lasciare soli i propri figli anche quando scatenano nell’adulto emozioni contrastanti e difficili da tollerare; la sfida è quella di guardare oltre il comportamento rabbioso o aggressivo per mettersi nei panni del proprio bambino che chiede di essere visto, ascoltato e aiutato a gestire quello che si muove nel suo mondo interno e che non ha ancora le competenze per gestire e controllare in autonomia.

 

Marta Carenini, Psicologa, Psicoterapeuta, Specialista in Infanzia e Adolescenza

Articolo scritto per la rubrica “Grandi pensieri per i più piccoli” in collaborazione a Lecco4Children

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