Jesper Juul, terapeuta danese e autore di diversi libri per genitori e professionisti, nel libro “La famiglia è competente. Consapevolezza, autostima, autonomia: crescere insieme ai figli che crescono” parla in modo semplice ed efficace di quella forma di preoccupazione nociva che spesso i genitori hanno verso i figli, che non aiuta a crescere e, nonostante le buone intenzioni di chi si preoccupa, non aiuta i figli nei processi di crescita e autonomia.

Spesso la preoccupazione, culturalmente soprattutto quella materna, viene anzi vista come una forma di amore, di un “tenerci” ai propri figli, che passa naturalmente attraverso l’espressione di comportamenti, emozioni e atteggiamenti che nella mente del genitore sono naturali e protettivi.

Di quale preoccupazione stiamo parlando?
Perché è ovvio che non mancano nella vita di un genitore motivi di preoccupazione verso i figli che crescono: le malattie, la scuola, i social network, le compagnie, le proprie ansie e inadeguatezze riviste nei figli, e via dicendo, la vita è piena di possibili minacce, più o meno veritiere o realistiche. E’ altrettanto vero poi che è naturale sperimentare in alcune situazioni paura o disagio o tristezza, ad esempio davanti alle prime separazioni di una mamma che porta il figlio al nido o davanti a situazioni sconosciute e nuove.

La preoccupazione che fa male, però, che è molto simile all’ansia, è uno stato interno del genitore di allerta verso quello che il figlio fa o il figlio è, che si traduce in un modo di esprimerlo o di comportarsi che è carico di ansia. Ad esempio, è naturale che un genitore possa sentirsi sia felice per un figlio che cresce e va in giro in motorino con gli amici, sia spaventato dall’idea che possa cadere e farsi male. Ma come viene gestita dentro questa preoccupazione? Allo stesso modo, come gestiamo quello che proviamo e come ci comportiamo quando un bambino piccolo tocca qualcosa di sporco, quando ci sono le prime separazioni se il bambino sta dai nonni, i primi contatti sociali se il bambino sembra fragile, le prime scalate verso lo scivolo in alto da solo al parchetto. Le consentiamo queste esperienze? Come vengono vissute? Cosa trasmettiamo? Stiamo passando l’idea che non ce la può fare perché il mondo è pericoloso e il bambino è fragile?

Se vogliamo fare qualcosa di buono per i nostri figli, possiamo riflettere sulle ansie e le preoccupazioni che abbiamo su di loro e imparare a gestirle, dentro di noi e soprattutto nei nostri atteggiamenti verso i figli. Perché “la qualità della vita e dei rapporti non dipende dai fatti in sé, dagli eventi, ma in misura determinante dall’atteggiamento con cui vengono affrontati”. O affrontiamo le sfide e i potenziali pericoli che nella vita sono inevitabilmente presenti, oppure ne diventiamo vittime. “La preoccupazione nociva ci fa diventare vittime delle nostre fantasie e non riusciamo più ad agire, perché tali preoccupazioni soffocano la vitalità, creano distanza rispetto agli altri e generano solitudine.”

Quali effetti ha sui figli?
Quando i bambini sono piccoli, mette in genitori in uno stato di allerta tale da non consentire al bambino di sperimentare e quindi di imparare. Man mano che i bambini crescono, l’ansia nei genitori può portare i bambini a sentirsi insicuri, a loro volta preoccupati e non fiduciosi nel loro modo di affrontare la vita.
Gli adolescenti, poi, detestano ogni forma di preoccupazione. Quando va bene lo verbalizzano, “mamma mollami”, “mi metti ansia”, oppure per alcuni ci sono scoppi di rabbia improvvisa o si chiudono in se stessi in modo passivo. I figli sentono che questa forma di amore non è positiva e vitale e soprattutto crea e genera sfiducia. Una sfiducia di fondo nelle loro capacità e una sfiducia verso la vita.
Per un genitore occuparsi e farsi carico delle proprie preoccupazioni verso i figli e in generale nel modo di vivere la vita è importante per non lasciare che la mancanza di fiducia dei genitori in se stessi o nella vita influenzi la crescita dei figli.

Quello che riserverà il futuro si vedrà, ma iniziare con il dare ai figli una buona dose di fiducia in se stessi e nelle proprie capacità è sicuramente un buon inizio.

Related – Studio di Psicologia e Psicoterapia
www.related.studio

Richiesta informazioni

Nome e Cognome

Email

Messaggio

Write a comment:

*

Your email address will not be published.

P.IVA 03652760160 - PRIVACY