Ti sei mai chiesto perché tuo figlio predilige i capricci ai comportamenti adeguati? Quante volte ti sei domandato: “Perché non fa mai quel che gli dico?”

I bambini vengono al mondo con una sola competenza comunicativa: il pianto. Con questo attirano la nostra attenzione verso i propri bisogni, inizialmente solo primari (sonno, fame, …), poi anche secondari (coccole, richiesta di attenzione, richiesta di un gioco, …). Questi ultimi, generalmente, insorgono parallelamente alla comparsa del linguaggio comunicativo (indicativo, parola frase, …).

Appena inizia a comunicare tramite gesti o parole, il bambino è ben conscio del fatto che la comunicazione verbale / gestuale è molto più funzionale del pianto.

Eppure quest’ultimo persiste nel tempo, vi siete mai chiesti perché?

Un rinforzatore positivo è un evento che, quando compare immediatamente dopo un comportamento, induce l’aumento della frequenza di quel comportamento; il termine rinforzatore positivo è approssimativamente sinonimo della parola ricompensa. (Def. Tratta dal libro “Strategie e tecniche per il cambiamento; la via comportamentale” di G. Martin & J. Pear – pag. 32).

Partiamo dal presupposto che l’attenzione è un rinforzatore sociale, quindi rinforza qualunque comportamento e può essere anche involontaria. E’ qui che è utile modificare il nostro comportamento.

Finché il bambino non gesticola o parla, noi siamo abituati a dirigerci verso di lui quando piange…ma se poi impara a dire mamma, palla, pappa, ecc e noi continuiamo a dare attenzione al pianto? Bhe, la probabilità della sua comparsa è molto più alta rispetto al comportamento verbale, o no?

Mi preme sottolineare che non stiamo alludendo al pianto di necessità (dolore, fastidi, ecc) ma al pianto richiestivo.

Se vogliamo che il bambino aumenti la produzione verbale e la comunicazione, e che diminuisca la frequenza del pianto richiestivo, è bene dare attenzione al primo e non considerare il secondo.

Ricorda, non dare per scontati i comportamenti positivi, RINFORZALI sempre.

Propongo un esempio: il bambino impara a dire “palla”, e lo sappiamo perché, anche solo una volta, l’ha detto. Da quel momento in poi sarebbe utile, anche se il bambino piange a fianco della scatola delle palline, ignorare il pianto, aspettare che diminuisca e poi dire noi la parola “palla” e far si che lui la ripeta consegnando immediatamente. Questa modalità aumenterà la probabilità di richiesta verbale appropriata in altre situazioni simili e, se utilizzata nel modo corretto, porterà alla diminuzione drastica dei pianti e quindi della frustrazione anche negli anni a seguire.

Detto ciò è comunque sempre possibile intervenire per la diminuzione dei capricci.

Il principio di estinzione afferma che, se in una determinata situazione un soggetto emette un comportamento che in precedenza veniva rinforzato ma che ora non lo è più, allora esistono meno probabilità che in futuro quella persona riporti lo stesso comportamento qualora incontri una situazione simile. (Def. Tratta dal libro “Strategie e tecniche per il cambiamento; la via comportamentale” di G. Martin & J. Pear – pag. 52).

 

“L’estinzione è più efficace quando viene contemporaneamente rinforzato un comportamento alternativo”

(Lerman & Iwata, 1996 – JABA)

Riassumendo il bambino continuerà a emettere comportamenti a cui viene data attenzione…se non vuoi che faccia capricci, non considerarli. Imparerà un’altra strategia per ottenere ciò che vuole.

Rinforza sempre i comportamenti positivi, non darli per scontati.

 

Dott.ssa Valentina Larosa – Educatrice Professionale-coordinatrice presso LaRosa Azzurra

Articolo scritto per la rubrica @Lecco4Children

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