Nel libro “La sfida della disciplina”, Siegel e Bryson spiegano alcune brevi strategie per aiutare il bambino a superare i momenti di crisi.

Spesso i genitori sentono il bisogno di spiegare al bambino cosa ha sbagliato ed evidenziare i comportamenti da cambiare in futuro. In genere però i bambini sanno cosa hanno fatto di sbagliato, soprattutto man mano che crescono e l’ultima cosa che vogliono è una lunga lezione sui loro errori. Il consiglio è quello di essere concisi, perché a prescindere dall’età del bambino, difficilmente lunghe spiegazioni lo invoglieranno a starci ad ascoltare. Con i bambini più piccoli è ancora più importante perché non hanno ancora la capacità di prestare attenzione ai lunghi discorsi. Se nostra figlia di due anni e mezzo si mette a picchiarci perché è arrabbiata, a causa del fatto che non le diamo retta perché siamo impegnati in un’altra attività in quel momento, non c’è bisogno di partire con una filippica sul perché picchiare sia la reazione sbagliata quando si provano emozioni negative. Proviamo invece l’approccio in quattro passi che ora descriviamo, in cui si affronta la questione del comportamento sbagliato e poi si passa ad altro, impiegando soltanto poche parole. Occupandoci delle azioni del bambino e poi passando subito ad un’altra attività, eviteremo di dare troppa attenzione al comportamento negativo e ritorneremo invece rapidamente sulla strada giusta. Che il bambino sia grande o piccolo, è meglio resistere alla tentazione di parlare troppo nel momento in cui si deve ricorrere alla disciplina.

Passo 1: Entriamo in sintonia con le emozioni alla base del comportamento

Per prima cosa, è importante rimandare al bambino l’emozione che sta provando, sintonizzarsi con la sua rabbia, la sua frustrazione o delusione davanti ad un no, e capire che la sua reazione non è solo un capriccio, ma l’espressione di una sua volontà.

“Oh, sei arrabbiata? E’ così difficile aspettare a volte”

Passo 2: Affrontiamo il comportamento

Rimandare una frase breve sul comportamento sbagliato da modificare, con un tono il più possibile comprensivo e neutro, senza urlare o sgridare, ovvero senza aggiungere emozioni negative oltre a quelle che sta già sperimentando il bambino il quel momento.

“Picchiare fa male”

Passo 3: Diamo delle alternative

Una delle cose più complicate dopo aver cercato di fermare un comportamento negativo, è quella di trovare la strada per aiutare il bambino ad utilizzare in modo diverso il comportamento espresso.

“Per favore, fai piano quando mi tocchi”

Passo 4: Passiamo ad altro

Passare ad un’altra attività mette in moto altre emozioni più positive e aiuta a contenere il comportamento negativo precedente all’interno di un dialogo collaborativo.

“Dai, andiamo a vedere se in cortile ci sono ancora le formichine!”

 

Un dialogo di questo tipo può rendere possibile ogni sorta di insegnamento e favorire l’apprendimento del bambino, permettendo ai genitori di raggiungere obbiettivi disciplinari importanti senza “sgolarsi” troppo come spesso accade. Vogliamo che i bambini recepiscano i nostri insegnamenti? La migliore strategia è quella di essere concisi. Dopo aver parlato del comportamento sbagliato e delle emozioni che lo hanno causato, passiamo ad altro. In questo modo, soprattutto man mano che i figli crescono, eviteremo il più possibile di creare le condizioni per non essere ascoltati.

 

Articolo scritto per la rubrica “Grandi pensieri per i più piccoli” di Lecco4children

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