Trabucchi nel libro “Tecniche di resistenza interiore”, spiega da un punto di vista psicologico come la caratteristica chiave del mondo virtuale sia quella di rendere minima la possibilità di confronto; nel mondo virtuale infatti, i feedback non sono immediati e concreti e lasciano spazio all’immaginario. In altre parole? Oggi ci relazioniamo a un mondo che è più immaginazione che esperienza diretta e dunque, spesso, illusorio.

Che conseguenze ha tutto questo? Innanzitutto l’indebolimento del senso di realtà. Vediamo di cosa si tratta.

La base del senso di realtà si colloca nell’esperienza corporea diretta, ovvero nella “cinestesi” che può essere definita come l’insieme delle sensazioni che provengono dal nostro corpo. E quindi, quale è il problema se viviamo la maggior parte del tempo dissociati dalla realtà e dalle nostre sensazioni? Il problema è concreto ed ha un significato evolutivo, ci spiega il Professor Trabucchi, il nostro cervello infatti si è sviluppato per gestire interazioni reali e presenta numerose aree deputate a decodificare e gestire la relazione “faccia a faccia”. Alcune ricerche hanno addirittura dimostrato l’esistenza di un rapporto diretto tra lo sviluppo di alcune aree della corteccia e grado di competenza sociale del soggetto. Ecco quindi spiegato come il primo effetto della dissociazione sia una minore stimolazione di queste zone del cervello, deputate all’empatia, al riconoscimento della comunicazione non verbale, al controllo delle proprie risposte emozionali. Se il rischio è relativo negli adulti, esso è forte per i giovani, il cui cervello è in crescita e nel lungo termine potrebbe ostacolare lo sviluppo di queste aree cerebrali. Le disposizioni biologiche alla socialità hanno infatti necessità di essere esercitate nella vita reale, affinché divengano stabili modalità di comportamento.

Come ben illustra il prof. Trabucchi quindi una delle conseguenze più rilevanti, del fatto che i nostri ragazzi abbiano più relazioni virtuali che reali riguarda una maggiore difficoltà a sviluppare l’empatia. Essa infatti si può sviluppare solo nelle relazioni faccia a faccia.

Ma cosa è esattamente l’empatia? Essa è una disposizione umana che ci mette in sintonia con i nostri simili, di cui ci fa condividere le emozioni, dapprima in modo automatico, poi in modo sempre più cognitivamente mediato ed è alla base di comportamenti quali la cura, la coooperazione e l’altruismo.

Dobbiamo quindi interrogarci seriamente sulle conseguenze dell’utilizzo abituale di questi strumenti da parte dei più piccoli poiché la mancanza di empatia corrisponde ad un aumento del comportamento aggressivo.

C’ è quindi bisogno di mantenere una forte esperienza di relazioni sociali reali e quelle virtuali devono essere al servizio delle prime e non sostituirle.

 

Dott.ssa Veronica Chantal Bertarini – Psicologa, Counselor e Mediatrice Famigliare

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